Ti dico ‘foglia’
e mi sorprendo ad accoppiare nervature,
ti dico ‘seme’
e conto i nodi di un quipu.
Ti dico che di petali, col vento, ci fan paracadute i pensieri gravi,
ed un sorriso ti solleva il broncio.
Sono missioni ardite, quelle schiuse impercettibili,
si scosta appena l’uscio e già la luce è bàlia;
dispiega le forme che il vento forza sulle diafane fronde,
scopre le periferie del colore, le simmetrie della ruggine.
Non sento che gli umori della terra,
le mie narici come otri da riempire
per fare scorta di leggerezza.
Mi piego fino a non sentirmi più straniero,
fino ad essere imboccato dalla terra,
fino a farmi rimboccare le coperte per la notte.