Sono la conseguenza indesiderata di grandi progetti, di costruzioni, di sogni che si concretizzano; sono lo sfrido tra il passato e il futuro. Le macerie possono essere il nido delle nuove idee, il riparo dei semi vagabondi.
Materiali e oggetti cambiano destinazione d’uso e scoprono identità che solo le convenzioni avevano negato loro.
La ridefinizione è una scultura senza scalpello, si lacerano veli e s’odono vagiti di entità che desiderano narrare le proprie storie.
La scorsa Estate, quelle profumate casse di mirtilli non immaginavano che avrebbero fatto da letto a pagine d’inchiostro.