Il disordine, per me

…è un giardino.

Il Giardino rappresenta l’Altrove non alieno, è parte di un flusso di suggestioni che, confinandosi, diventano tangibili e descrivibili con i segni dell’umana convenzione; è lo spazio dell’idea, arginato in una dimensione misurabile, limitata, quella, fisica, dei sentieri e delle linee.

Il Giardino è un contenitore di storie, quelle già scritte dalla vita e quelle che potrebbero essere vissute, ma che forse non lo saranno mai.

Il Giardino racconta e al contempo si fa materia, per via delle fantasie che stimola in chi osserva; il Giardino è un altrove anche quando non lo si desidera, anche quando lo si rifiuta.

Concetti scolpiti, i Giardini “da tavolo” sono idee di libertà in piccoli spazi confinati, confusioni addomesticate.

Il Giardino, mai definitivo, è in continua trasformazione, come gli oggetti che vivono le molteplici vite della materia plasmata e trasformata, dall’uomo e dal flusso inarrestabile del Tempo.

Forma e funzione si ricombinano e le storie si stratificano ed espongono nuclei fossilizzati, per via di opportunità che si esauriscono e di energie latenti che tornano a dare significato alla materia.

Riscrivere oggetti è come abradere superfici e scoprire mondi insospettabili, rinnovare la possibilità di accompagnare col racconto le vite degli uomini, rinnovare il disordine che alimenta la fornace della vita.