L’accoglienza di un seme

Un incendio sulla terra nuda.

Rivoltata dalla lama che affonda e scardina, la breccia non rifiuta, non protesta, accoglie materna le stille e le polveri, i semi vagabondi, pionieri e conquistatori di uno spazio vergine.

 

 

Il seme nuovo

è fiducioso.

Si radica nel profondo

Nei luoghi

Che sono

Più vuoti.

[Clarissa Pinkola Estés]

 

 

E’ già successo mille e mille volte, in tutte le storie dei popoli in cammino, di ritrovarsi a rinascere come la terra, con la terra, di farsi forza e di mietere speranza, di coltivare la pazienza e rivedere il colore di un fiore, un germoglio spaesato, il profumo dell’infanzia, dell’improvvisazione.

Un seme non sa mai dove cadrà, non se ne cura; si affida e aspetta, si contiene, conserva le sue energie fino al momento in cui capirà di trovarsi nel posto giusto per darsi compimento.

Le sue speranze, il seme, le consegna a chi non lo priva di un nido, foss’anche nel pertugio più remoto di una casa in rovina, perché il seme è il principio e il principio non contempla esitazioni, non vince sul ripensamento.

La terra ama l’audacia, garantisce nascondiglio a tutti i temerari.

E’ madre, non giudica.