Un accenno, appena apparso e per nulla intimato,
ma interiore,
un soffio di memoria che affiora come un croco e tinge,
macchia sugli schizzi, il prato che solo di terra brulla attende l’arrivo dei pionieri
e il risveglio degli ostinati.
Il passo è ancora orma da calco,
la pioggia affanga e accoppia argilla e brecciolina,
algida attrazione passeggera tra parenti prossimi.
Il profumo, cerco di coglierlo come una mela,
l’attacco al picciòlo, legnoso e tenace,
si divincola, si sfibra, si abbandona esanime e perduto,
si concede solo un attimo,
e vola.